Quando il Bhudda si rompe.

Dimenticavo come era. Arrivare in una nuova città e reinserirsi nei “giri” professionali. In due anni questa é la terza volta e se da una parte é sempre stimolante, dall’altra non posso nascondere una punta di sconforto. Qualunque città, culture diverse, target diversi eppure sempre le stesse boiate.

E’ inutile nascondersi dietro al dito. Certe tecniche non sono riconosciute ufficialmente, e non lo saranno mai perché certe tecniche sono utilizzate “professionalmente” solo se ci sei arrivato da professionista di una scienza ufficiale. Solo se conosci i due mondi, quello della scienza e quello alternativo, puoi cercare di capire cosa stai facendo.
Se lo fai solo da un lato sicuramente un risultato lo ottieni, ma decisamente meno efficace.
E’ proprio sulla condizione contraria che é basato l’effetto Grupon nelle terapie fisice/psicologiche/energetiche. Sono così poco costose e la gente che entra in questi mondi non le lascia mai sviluppando una sorta di dipendenza perché a minore efficacia, corrisponde maggiore investimento di tempo per ottenere i risultati, tempo che un professionista dei due mondi raggiunge prima e può superare.

Eppure bastano fiori di loto, o Buddha (che poverino, se il messia cristiano soffre ogni volta che lo vedi inchiodato, questo povero e ridicolizzato Buddha che aveva pensieri così belli adesso ha l’immagine più usurata della faccia di certi politici di tutto il mondo) che tutti vengono stregati dal fascino di tecniche “magiche” e in “competizione” con quelle “scientifiche”.

In Spagna nei miei seminari parlavo scherzosamente di ZenZombie.
Persone super-spirituali intrappolate nei loro mondi iperuranici, o persone comuni che abbandonano la via della scelta consapevole andando a parare come falene dove brilla di più la luce di guru, tecniche dai nomi sempre più complessi e meno sostanziose e immagini di persone felici e sorridenti (solitamente belle donne per giocare sull’inividia-imitazione come tutti i prodotti di marketing di bellezza femminile).

Prendiamo l’onnipresente yoga. Lo yoga paradossalmente può trasformarsi in una pratica pericolosa per la salute scheletrico-tendinea-muscolare, e solo dopo averlo praticato anni, aver studiato fisiopatologia e massaggio chiropratico e dopo aver lavorato nel primo centro integrato di fisioterapia di Spagna, ho capito come
1) Certi movimenti sono davvero sconsigliabili per il corpo umano in generale.
2) In tutte le classi esistono storie cliniche o ipocliniche differenti dal punto di vista fisico e nessuno lo tiene in considerazione
3) Classificando certi movimenti come “energetici” o connessi a certe meditazioni, si bypassa completamente la salvaguardia del corpo in virtù di qualcosa che in effetti esiste, ma che di certo un maestro che non conosce quanto detto sopra, non é in grado di produrre nel suo allievo. Perché la mancanza di consapevolezza sterilizza anche il più elevato sistema energetico e di meditazione.
Eppure basta un corso in India e si torna in Europa con un nuovo nome “magico” e tutti contenti a pagare poco, ma regolarmente, per sempre.

O prendiamo il coaching. Guardiamoci in faccia. Il coaching è un’arte che si apprende da un’esperienza totalizzante di una vita professionale densa di differenti stimoli culturali che iniziano dal mondo mentale, e attraversano alimentazione, spiritualità, socializzazione, mondo lavorativo… non é un titolo che si paga in una delle “associazioni” pseudo-riconosciute nate da un fallimento del sistema universitario come fonte di denaro dove si attraggono persone con la “magia” del successo. La “universitas” di un tempo, prima dei 3+2, 6-1, 3*2-5, quella che dava una cultura globale era ciò che forse al giorno d’oggi avrebbe potuto creare coach veri. E in mancanza di questo, solo un allenamento personale iperinclusivo può darti queste capacità.

Il vero coaching può lasciare il successo a mille anni luce dalla persona che lo intraprende, perché l’allenamento é per sviluppare l’unicità della persona. E se questa persona non é in coerenza con la “moda del successo” di questo determinato momento storico, il successo non lo raggiungerà mai. Sarà solo felice. E dici poco.

Certo, se si costringe lo sviluppo della persona verso il successo, in molti (anche se non tutti), come maghi e stregoni della personalità umana, possono portare una persona al successo. Ma il vero prezzo, a parte quello economico é la perdita della persona in favore della canalizzazione di un avatar di successo che prima o poi chiederà il suo pagamento per i servizi offerti sotto forma di stress, problemi relazionali, senso di inutilià e tutto ciò che si sviluppa quando una persona mette il suo “sogno” al posto di sé stesso.

Il vero coaching, quello che io chiamo degli Avventurieri della Vita, è un allenamento come meta “la persona”. E l’avventura sta proprio nel fatto che se quella persona una volta che si é trovata, vuole cercare il successo é perché si conosce e conosce il rapporto costo-beneficio delle sue azioni, dei suoi desideri, dei suoi difetti e intraprenderà qualunque azione desideri divertendosi. Perché che la realizzi o no, il suo tesoro già lo possiede. Sé stesso.

Penso che insieme ad alcune persone selezionate faremo la differenza a Milano, così come a Madrid, Ibiza e ovunque sarò in grado di connettermi con persone dotate di consapevolezza e una professionalità superiore alla media. Però questa domenica mattina dopo il quinto trasloco in due anni magari mi prenderò solo un caffé…

Insomma… evviva il networking. Evviva l’apertura, la gentilezza e il rispetto… però penso che di fronte a certi abusi della fiducia delle persone a volte pure buddha si rompe…

Kainer Wahr - http://www.ipernity.com/doc/kartago/2657603
Kainer Wahr – http://www.ipernity.com/doc/kartago/2657603

E tu? Che ne pensi?

5 thoughts on “Quando il Bhudda si rompe.

  1. Che ne penso…. che una cosa da capire e’ che prima viene il rispetto per se’ stessi, poi quello per gli altri…. altrimenti non ci si riesce a quantificare, a darci un valore, a capire dove ci vogliamo posizionare rispetto a tutto il resto…. Credo che questo sia un ostacolo di quelli primari, perche’ tocca diverse paure della persona, compresa la propria sopravvivenza nella società, nel gruppo, nella famiglia… con conseguente perdita di valore economico, quindi di cibo… Questo e’ il salto nel vuoto piu’ pauroso…ed e’ nel vuoto proprio perche’ non si ha senso, ne’ valore e ne’ rispetto di se’… altrimenti non e’ un vuoto, ma un bellissimo pieno… e il burrone diventa un soffice materasso sul quale adagiarsi… Voglio dire che ogni abuso siamo noi a permetterlo, per tutta una serie di ragioni che ho detto prima…

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    1. è un punto di vista interessante, ti ringrazio per condividerlo. Noi siamo l’origine dell’universo. sia che si tratti di una creazione arriva o di una selezione passiva di esperienze o un mix delle due. Per cui ciò che ci capita trova necessariamente origine parziale in noi stessi.

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