Al di là dell’orgoglio un solo popolo

Ieri sera sono andato a vedere “Pride”, un film che racconta come la lotta per i diritti coinvolse negli anni ottanta dei duri, machi e puri minatori gallesi e un movimento lgbt che si è sensibilizzato ai loro problemi. Oggi invece leggendo la mia dose giornaliera di blog, sono andato a finire su uno in particolare che mi ha fatto riflettere. Potete trovare l’articolo qui.

Quello che emerge nel film e che leggo nel concetto di “mixité” di cui parla alla fine il blogger di cui vi parlo, è ciò che manca oggi giorno alla nostra società multiculturale dove ognuno lotta per il suo, inneggia alla sua individualità e si dimentica che alla fine dei conti tutti lottano per lo stesso principio sotto forme diverse. Io sono psicologo, e sono agnostico. Però mi occupo soprattutto della spiritualità come forma di potenziamento personale e realtà umana che in modo manifesto o inconscio chiede la sua parte di attenzione. Per cui lavoro per fare in modo che qualunque sia il “credo”, questo vada a favore della persona più che dell’istituzione, in modo che entrambi possano convivere positivamente e godere del vantaggio che una spiritualità libera ha nella vita di una persona. Quello che ho incontrato in molte di spiritualità, tradizionali e meno tradizionali, è un muro di solipsismo che secondo me molti usano come scusa per giustificare la pigrizia ad agire. La preghiera, il miglioramento personale, la magia, come atto/non-atto che attraverso l’intenzione, la volontà e il pensiero cambiano il mondo attraverso il cambio di se stessi.

E’ vero che cambiando noi stessi cambiamo chi ci sta attorno ed è giusto cercare un distacco dal mondo per non lasciare che l’emotività che controlli la tua vita, ma “fare” qualcosa è altrettanto importante. E questo distacco, per chi fa la sua parte per creare un mondo migliore nelle molte organizzazioni che operano in questa direzione, permetterebbe di creare un’unione dove adesso c’è separazione.

Sperimentando varie forme di volontario in associazioni di vario genere: supporto degli anziani, eventi di beneficenza e diritti lgbt, a volte in passato ho trovato questa ricerca del protagonismo, lotte intestine per definire l’identità dei sottogruppi, le loro gerarchie etc… e ho visto la creazione nelle stesse associazioni di molti differenti gruppi, per lo più impermeabili l’uno all’altro. Fortunatamente invece adesso molte persone all’interno delle associazioni stanno comprendendo come proprio l’integrazione sia la chiave vincente e stanno iniziando a creare interazioni, unioni e nuove alleanze.
Tutte queste istanze, solo accettando dentro di sè la presenza l’una dell’altra e cercando una cooperazione, possono ottenere molto di più di quello che possono fare separatamente.

L’individualismo assoluto ricercato nel nuovo millennio è servito per rompere catene della generalizzazione, per dare potere ad aspetti che fino a poco tempo fa erano considerati secondari dell’esistenza umana. Adesso però è il momento che queste individualità ci permettano di passare oltre all’idea dei “gruppi” e guardare il disegno più grande, quello di una “specie” come le altre, un popolo unico, che oltre ad avere differenze ha anche un obiettivo comune.

Voi cosa ne pensate?SOR_Matthew-Warchus_-Pride

11 thoughts on “Al di là dell’orgoglio un solo popolo

  1. Mi vengono in mente (ammesso che la mia memoria mi permetta di ricordarle correttamente) le teorie evoluzionistiche sulla coesione/solidarietà e le lotte intestine negli animali sociali (non solo i Sapiens quindi, ma tutti gli animali che vivono in qualche forma di branco): sembra che entrambe le attitudini siano inevitabilmente presenti ed un equilibrio tra le due (per altro matematicamente calcolabile) sia la “normalità” (intesa matematicamente). Cattiveria e bontà verso i nostri simili, quindi, pare siano ineluttabili perché codificati nel nostro DNA. Questo nel mondo “reale” (che ahimè ha tutte le caratteristiche per poter essere definito “cattivo in vari modi e ovunque vai”, come cantava qualcuno).

    Sarebbe bello invece potesse esistere un mondo ideale in cui la nostra parte più spirituale (o il nostro Super-Io, in alternativa, se preferiamo) ci guidi verso un totale ed incondizionato senso di giustizia ed equità verso il prossimo, ma anche verso le altre specie animali ed il pianeta su cui viviamo. Ma potrà mai esistere (domanda purtroppo retorica)?

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  2. Ciao Halbert, quello che scrivi è molto interessante. Io penso che a livello ideale si possano fare molti discorsi e nella mia esperienza la normalità statistica si addice a questo livello.

    Comunque che a prescindere dalle teorie e dai livelli ideali io sono più interessato alla trasformazione delle teorie in una “scelta”.
    Quello che ho visto in questo film infatti è proprio il fatto di lasciare da parte teorie e mondi ideali, e concentrarsi invece su quello reale prendendo una posizione invece che un’altra.
    Il fatto che esistano mondi ideali io la vedo come una forma di ispirazione, un obiettivo da raggiungere, spinti da un desiderio di fare la differenza piuttosto che il desiderio di renderli reali.

    Per cui a livello “pratico” io prenderei l’esempio di questi ragazzi e ragazze gay e lesbiche e lo applicherei alla mia vita personale ispirato dal desiderio di migliorare il mondo seguendo ciò che è la spinta evolutiva della nostra specie. Il fatto che altre persone seguano altre istanze fa parte giustamente delle dinamiche che mantengono l’equilibrio tra forze progressiste e forze conservative.
    Ognuno poi può fare considerazioni morali sul tipo di scelta che uno opera seguendo il proprio sistema di valori.

    Per cui una possibile soluzione alla domanda finale, giustamente retorica, potrebbe essere: “come potrebbe servire a me questo mondo ideale?”.

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  3. Non saprei, nel senso: per me è già quello il principio che guida la mia condotta, ma in questo mi sento minoritario (dettaglio che comunque alla fine non mi tange) e non ho idea di cos’altro si potrebbe fare per invertire la tendenza (anche perché in questa parte della mia mi sento abbastanza portato alla non-azione di stampo taoista). Tu hai ipotesi, Luca?

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  4. Ipotesi molte, e teorie di più, immagino tante quante ne può creare una mente reattiva e dedita ad approfondire come quella che sta dietro ai tuoi post. Più che parlare di minoranze, io vedo questo stato dell’essere, questa inquietudine in cerca di un reale cambiamento, come la base di quello che io intendo essere un Avventuriero della Vita.

    La scintilla, il desiderio di non accontentarsi di quello che c’è, di provare e sperimentare fino a trovare la chiave. Non tanto perchè davvero esiste, ma perchè alla fine più importante dell’obiettivo è il cammino.

    La mia opinione è che il binomio azione/non-azione, sia tanto illusorio quanto qualunque bipolarismo. Ogni azione ha in parte una non-azione, e ogni non-azione è un’azione di per sè.
    Per cui la mia ipotesi è risolvere il “desiderio” di cambiare le cose, in quanto già le stai cambiando a prescindere. Assumere e introiettare la nostra esistenza transpersonale, ossia del fatto che a parte esistere come individui siamo cellule di vari macro-organismi come la specie umana, la società, la famiglia etc… in cui già solo la nostra esistenza di per sé è parte di un sistema dinamico che si muove a prescindere dalla nostra volontà.

    Una volta fatto questo, attraverso qualunque strumento a nostra disposizione: autoconvincimento, rifllessione, meditazione, rituali o quello che serve, si arriva a una risposta completamente personale, che non è la chiave per invertire o favorire una dinamica che già esiste, ma che ti permette di attivare delle tue personali predisposizioni all’azione. Azione che può essere completamente indiretta rispetto all’obiettivo di “invertire la tendenza”, ma che in qualche modo la favorisce.
    Insomma dobbiamo fare la pace con il nostro “salvatore del mondo” interiore (frustrato) sul fatto che non c’è nessun mondo da salvare.

    La mia ipotesi è che le tradizioni del passato, ritradotte in mille modi in ogni scienza e filosofia del presente è che per ogni azione che abbia potere c’è un prezzo, un sacrificio e un regalo.
    Il prezzo è ciò che devo pagare a 360° per richiedere un cambiamento a me o al sistema, il sacrificio è l’atto di portare la richiesta nel mondo reale, e il regalo è il togliere a questa richiesta il carattere di “necessità”. Perdere il proprio “salvatore del mondo” interiore, accettare di essere parte di qualcosa di grande e che siamo fatti da molte cose più piccole, a prescindere dalle nostre azioni, e quindi agire con consapevolezza.
    Il regalo è accettare che le nostre emozioni, i nostri sentimenti sono uguali alle forze che uniscono la materia, a una palla che cade da una torre. E che anche se non sono niente di più e uguali per tutti, perchè funzionino dobbiamo accettare la magia che sentiamo e creiamo dentro di noi. Insomma per liberarsi dell’illusione, dobbiamo credere fermamente nell’illlusione, ma farlo consapevolmente.

    In una frase? “Già stai facendo quello che devi fare, per cui fai quello che vuoi, consapevolmente”.

    La tua ipotesi invece qual’è?

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    1. La mia ipotesi è che mi comporto come mi comporto perché è il mio dharma a spingermi in quella direzione e non potrei fare altrimenti: non c’è nessuna nobile scelta o ambizione dietro.

      Sul cambiare la società sono un po’ scettico: probabilmente i nostri desideri vivono in una dimensione diversa da quella reale, probabilmente desideriamo cose irreali (se imbrogliare i propri simili è un’attitudine presente in tutto il mondo animale in cui è presente un’organizzazione sociale, probabilmente è codificata nel dna delle specie sociali e verosimilmente esiste perché è adatto a sopravvivere; tale fatto costituisce uno scoglio sul quale le migliori intenzioni, che trovo sensato ipotizzare siano sovrastrutture, nobili ma non fondative del reale, non possono che infrangersi).

      Prendile per quelle che sono Luca: le opinioni di un nichilista che al desiderio/sogno preferisce un’osservazione distaccata dell’esistenza.

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      1. Il nichilismo è un fiore delicato che pochi sanno apprezzare, e un punto di partenza molto fertile per le ricerche sulla mente collettiva che ho iniziato a Madrid. Mi farebbe molto piacere che partecipassi al gruppo di studio che ri-formerò a Milano a partire da gennaio-febbraio e se conoscessi altre persone che potrebbero essere interessate magari possiamo parlarne in pvt.
        Se sei interessato mi puoi scrivere su luca.povoleri@gmail.com

        Per il resto vedo in te una mente cesellata e combattiva, e sono felice che abbia condiviso con me i tuoi pensieri con toni chiari e positivi.
        Per cui intanto ti ringrazio e ti auguro anche qui buone feste!

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