Net Neutrality e Internet a due velocità: il low cost colpisce ancora

Sei disposto ad avere internet un tot di giga al mese/un tot di ore al giorno/ a una velocità differente secondo quanto sei disposto a pagare o dei servizi che qualcuno considera più importanti di altri? Ebbene pare che in un modo o in un altro se già non ci siano abbastanza complicazioni rispetto alla reale funzionalità dei vari operatori che forniscono internet in casa, alcuni pensano che sarebbe meglio creare un internet base con limitazioni e uno “libero” a pagamento extra. Per alcuni Internet dovrebbe essere libero per tutti (Net Neutrality), altri vorrebbero invece fare due metri per due misure, entrambe però a misura delle tue tasche. I dettagli potete trovarli su questo articolo di Repubblica.

Quale sarebbe la differenza tra questo sistema e l’attuale che prevede velocità diverse secondo l’abbonamento? Sarebbe il primo passo per una diminuzione di libertà di internet?

Era inevitabile in un certo senso. Questa Crisi ha permesso la creazione di un sistema che annichilisce la scelta. Un tempo, “quando si stava tutti bene” come dicono alcuni, c’erano molte più barriere. Basti pensare alla facilità con cui si viaggia oggi, o con cui si può fare tutto. Questa crisi ha dato alla luce una creatura ambigua, ma sicuramente protagonista dei nostri tempi: il low cost. Puoi mangiare al ristorante di lusso, andare a fare una vancanza di sci, la ceretta per tutto il corpo. Sostanzialmente quello che un tempo erano beni per alcuni, ora si sono trasformati in lusso per tutti.

Io personalmente ho viaggiato moltissimo grazie al low cost, e non posso che essere grato delle splendide esperienze, formative e ricreative, che questo fenomeno mi ha permesso di fare. A parte apprendere due lingue e aprire la mia mente a culture diverse, maestri da oriente e occidente, e conoscere persone splendide, mi ha dato la possibilità di rimanere sempre abbastanza vicino a casa da poter tornare quando era necessario.

Eppure ecco che poco a poco, si comincia a vedere la seconda faccia. Il low cost comincia ad essere di nuovo selettivo. Le destinazioni davvero poco costose sono sempre le stesse, preparate con reti fittissime di accoglienza del turista e di pilotaggio della sua esperienza. Arrivi in una città e tutti i posti “programmati” sono pieni di turisti che consumano. Le strade si riempiono, i musei, i negozi… soprattutto i negozi. Avete mai notato che la gente va ai vari Zara, H&M, etc… in qualunque città vadano? Anche se già ce l’hanno nella loro città.

Poco a poco la massificazione del turismo, ad esempio, è stata accompagnata dalla crescita esponenziale delle grandi catene di abbigliamento, ristorazione, alberghi, e la sempre più rapida morte dei piccoli commercianti e imprenditori.
Io vivo dell’arte, nel mio lavoro, del trattamento fatto su misura come gli antichi sarti che lavoravano con grandi capacità, pazienza e dedizione e non posso che empatizzare con i commercianti di un tempo che vivevano dell’arte nel loro ora stravolti da una modernità che non ha spessore, ma quantità.

Ma anche questa è una perdita che ha senso in termini evolutivi. Però con tutte queste “scelte” che ci illudono di darci, alla fine il ventaglio di opzioni che si propongono attraverso il low cost, finisce per andare in mano a pochissime persone Di conseguenza lo strumento che prima sembra essere la soluzione definitiva per dare a tutti una maggiore libertà, finisce di restringerla a monte. L’illusione della scelta che si genera in questo modo, va a creare un abbassamento delle aspettative del consumatore, che andrà a definire “scelta” qualunque cosa sia da considerare un'”occasione”.
D’altra parte questo potrebbe andare bene se poi l’occasione fosse reale, ma come vediamo nell’esempio del turismo la mancanza di consuetudine di fare scelte tra “occasioni” e posti meno “visibili” o più costosi, porta al risultato delle vie del turismo (che solitamente hanno prezzi esorbitanti) piene di turisti, e le vie meno conosciute, vuote.

Insomma la cura dell’immagine va ad essere la principale occupazione di chi offre prodotti, e il “risparmio” viene così trasformato nell’unica vera unità di misura su cui si basano le scelte di tutti. Ma cosa ci costa quel “risparmio”?

Ebbene qui è proprio dove il cane comincia a mangiarsi la coda. Il risparmio lo si paga con i contratti di lavoro falsi, il lavoro in nero, i pagamenti ritardati mesi, il lavoro per stage non retribuiti etc etc… sostanzialmente la piaga che abbatte quasi la metà dei giovani italiani e spagnoli (le due realtà che conosco di più). Se infatti il datore di lavoro vuole risparmiare, il lavoro si sposta in paesi dove il prezzo é più basso (anche se il costo è in termini di diritti umani, ma questi non sembrano essere quantificabili). Ovviamente questa facilità di importare prodotti dall’estero viene utilizzato da noi come scusa per offrire lavori pagati pochissimo o sempre meno protetti con la scusa che “beh, ma comunque meglio che in cina o in india” o “meglio così che senza lavoro”, trasformando l’esperienza lavorativa in un continuo ricatto e riavvicinandoci ai tempi della schiavitù. Questo tipo di pensiero genera un uso grandissimo di risorse umane di basso livello (poche competenze, sovrapposizione di ruoli, chaos organizzativo come sistema di controllo etc…) e altamente intercambiabili (licenziamenti a raffica, nessuna protezione dei diritti dei lavoratori etc…) che generarno una qualità del prodotto molto più basso di prima.

Eppure questo prodotto a te lo vendono come low cost, ma praticamente ti costa come costava il prodotto di maggiore qualità prima, con il fatto che il potere di acquisto dell’euro è diminuto. Per cui non solo paghi tanto, vieni pilotato nella scelta dallo stato di eterna “occasione” in cui viviamo, ma autoalimenti un sistema che diminuisce continuamente la qualità del prodotto.

Ormai le fregature sono diventate così tante che si è arrivati, dopo tante porte in faccia, a pensare di fare tutto da soli. Le illusioni del low cost sono sfumate e l’impoverimento della popolazione, dovuto all’esaurimento delle risorse pre-crisi grazie alla sostituzione dei bisogni con i desideri su cui si fonda il sistema delle “occasioni”, non permette di accedere di nuovo a servizi di qualità “normale”. La soluzione che rimane quindi a volte è il fai date. Paradossalmente quindi adesso o le persone cercano quello che costa di più, pensando che questo sia garanzia di qualità o al contrario fanno tutto da sole.

Adesso cerchiamo di applicare questo pensiero anche ad internet. Sì, quella risorsa finora libera per tutti, che ormai ci ha reso tanto dipendenti da cercarlo come aria, sviluppando delle vere e proprie psicopatologie in alcuni casi, che diventa utilizzabile per certe cose a prezzi bassi, e per altre pagando un sovrapprezzo. Sostanzialmente internet diventerà come le destinazioni a prezzi da occasione e le zone destinate al turismo dove ti derubano con esche low-cost per nascondere l’amo. Infatti già nell’articolo sottolineano come certi servizi (fanno ovviamente l’esempio degli ospedali per giuocare sulla paura della sicurezza della cura) dovrebbero essere privilegiati rispetto ad altri. Per cui sostanzialmente si deciderebbe (chi lo farebbe? Tu?) quali servizi dovrebbero essere più accessibili a tutti e quali no. E tutti gli altri a pagamento.

Quello che penso io è questo: a me non piacerebbe che qualcuno mi dicesse quello che per me è importante o quello che no. Anche facendo tutti i fini distinguo del caso e anche se fossero cose più che ragionevoli (o apparentemente tali). Il sistema della libertà di informazione (che tanto comunque é già molto relativa) dovrebbe essere mantenuto prima di ogni cosa. Ma cosa possiamo fare noi poveri consumatori senza potere? Beh io credo che in realtà il potere ce l’abbiamo. E inizia con una radicale trasformazione del nostro sistema di bisogno-desiderio, non per tornare a prima della crisi, ma per adattarsi a questo nuovo mondo. Ogni nostra scelta, anche la più piccola, ha ripercussioni sul sistema in cui la si esercita. Anche il caffé preso in un bar o in un altro può cambiare le cose.

Tu cosa ne pensi? Come ti piacerebbe che fosse internet? Credi che le tue scelte, anche le più piccole, possano fare la differenza o pensi che ci vorrebbe qualcos’altro?

slowpokecomics.com
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