Giardiniere Mattutino

Quando sono tornato a casa mia settimana scorsa ho trovato il mio balcone e le mie piantine in uno stato davvero terribile. Si nota la differenza quando qualcuno le segue con pazienza e dedizione e quando si bagnano solo per dovere. E infatti erano praticamente tutte in fin di vita.
Dopo aver soppresso non senza una lacrimuccia soprattutto per il mio amato limone, compagno di balcone da quasi una decina d’anni, mi sono rimboccato le maniche, ho preso i primi guanti che ho trovato (i miei bellisimi da giardinaggio sono scomparsi) e mi sono messo a riparare i danni.

Rigirata la terra, ripiantati i moncherini recuperati dall’operazione botanica a foglia chiusa, ripristinato e corretto il sistema di irrigazione, mi sono trovato con la metà dei vasi di un tempo e pochi arbusti inclinati, bruciacchiati e disorientati dall’improvviso cambio di vaso.
Devo dire che questa volta che dovevo curare e recuperare e non crescere dall’inizio avevo poche speranze, ma dopotutto quelle piante le avevo fatte nascere dai semi e le avevo coltivate e travasate una mezza dozzina di volte seguendo le varie fasi di sviluppo per cui sentivo che pur dovendo affidarmi ai mezzi automatici per l’irrigazione fino a quando non fossi tornato la volta successiva gli dovevo almeno un tentativo…

Era mattina presto, tipo le sei e mezza quando iniziai l’operazione, e attorno alle otto avevo concluso.
Guardando l’angoletto sacrificato che era rimasto potevo solo sperare che il mio affetto per quelle piantine potesse fare qualcosa, ma avevo già toccato il muro impenetrabile del mio limite umano di pollice verde, per cui tutto il resto era da lasciare a loro. Un salto di fede forse, fede in creature viventi diverse da noi, ma anche loro desiderose di stare in questa realtà e pronte a lottare con molta forza pur di riuscirci.

I giorni seguenti controllai l’irrigazione varie volte e continuai ad osservare i moncherini piegati dal sole assolutamente uguali al primo giorno.
Passò una settimana in questo modo e l’unico vero cambiamento che fui in grado di notare era della pianta di pomodorini che era la più vitale e che semplicemente sembrava riprendere forza. Tutto il resto però rimaneva immutato.

Ieri arrivò il giorno della partenza. Mi svegliai presto, iniziai a chiudere casa dopo l’allenamento mattutino, e dopo aver fatto le pulizie di chiusura inizia a controllare gli interruttori e le prese di corrente. Solo alla fine, arrivato alla terrazza, decisi di andare a salutare un po’ mogio le mie piantine, arreso ormai all’idea di doverle abbandonare alla loro sorte senza aver potuto determinare un cambiamento reale per loro.

Mi avvicinai mesto, con gli occhi bassi di chi già si immaginava quello che sarebbe stato un mucchio di vasi vuoti nell’immediato futuro (anche perchè se non avessero ripreso non avrei preso altre piante dato che amo farle crescere dai semi e la stagione ormai è andata) e allungai una mano per salutarle.
Ed ecco che in quel momento notai che sullo sfondo brullo e scuro della terra umida spuntava un gruppo di verdissime foglioline appena nate. Guardai un’altra volta e sì… la pianta era piegata, danneggiata, triste, ma alla base di una delle potature la natura aveva accolto il mio desiderio di vita e alla faccia delle più funeste previsioni c’era un chiaro segno di recupero!

Devo dire che chi non fa crescere piante leggerà questo post pensando che sia uno stupido o che sia un abbraccia-piante di quelli che poi difendono posizioni paradossali in nome di filosofie a cui aderiscono senza consapevolezza, ma non è così. Amo la vita e anche queste piccole cose nascondono una bellezza che è ben al di là del sempre più utilizzato “accontentarsi delle cose semplici”. Al contrario il processo è stato complesso, faticoso, e ha richiesto studio, pazienza, fede e speranza. Non c’è stato nulla di semplice. Ma alla fine quel nuovo butto mi ha dato una sensazione di felicità davvero unica.

Adesso lascio le piante alla loro nuova vita fino a quando non tornerò per vedere come stanno.
Magari il sole le distruggerà e il mio lavoro sarà stato vano. Magari invece con tutto il lavoro che ho fatto scegliendo posizione, concimi e irrigazione strategica le ritroverò vivaci e abbondanti al mio rientro.
Ad ogni modo tutto questo mi riempie il cuore, perchè con quello che faccio e stando a contatto così spesso con la mancanza di speranza, con la depressione, la tristezza e i problemi degli altri, a volte pure io sento che magari sono un illuso a voler lottare per un mondo migliore, a scegliere l’etica fino al sacrificio ultimo del silenzio e dell’inivisibilità e a cercare la strada più difficile che porti al luogo più alto.
Invece quel butto mi ha fatto pensare che tutto sommato è proprio vero che noi umani possiamo fare quello che possiamo nel migliore dei modi, ma che siamo in prestito su questo mondo e anche se lasciamo a qualcos’altro di continuare ciò su cui noi non possiamo completamente agire, può anche andare meglio di quanto ci aspettassimo.

Ma soprattutto, mi fa felice perchè anche quando il mondo cerca di dirci che possiamo lasciare agli altri le nostre scelte, che possiamo vivere comodi e senza pensieri, e che non importa quello che facciamo perchè ormai tutto è al di fuori del nostro controllo, ancora una volta vale la massima che chi dorme non piglia pesci. Di fronte a quel disastro botanico molti avrebbero ripiantato, preso qualcosa di “nuovo”, buttato via. Ormai certe cose non “costano” niente per cui semplicemente le rimpiazziamo. Eppure non esiste una sensazione di “nuovo inizio” che possa battere quella soddisfazione profonda di un butto in una piantina ormai morta a detta di chiunque.

Per cui rimboccatevi le maniche, sacrificatevi per diventare ogni giorno la versione migliore del precedente, non accontentatevi di quello che vi viene dato senza sforzo, e ogni tanto credete anche nei vostri limiti e abbandonate il controllo per godervi solo il momento. Ma non abbandonate mai il vostro desiderio attivo e fattivo di cambiare le cose, perché qualche piccolo miracolo forse esiste, ma avrà valore solo se gli date inizio voi stessi.

Luca Povoleri

6 thoughts on “Giardiniere Mattutino

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  1. Un pensiero profondo parte dal desiderio di accogliere la vita. Come terapeuta non c’era altra strada. Noi vediamo nelle fratture dell’uomo la chiave della loro cura. Se riesci ad applicarlo alle piante significa che sai quello che stai facendo, cosa che sostengo da molto.
    Auguro un rapido recupero per le tue piante

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    1. Grazie Erick, sì hai ragione e sei molto gentile. Sul fatto di sapere quello che sto facendo io più che altro mi sento di poter dire che ho una certo vantaggio probabilistico rispetto ad altri nella soluzione delle sfide di vita eh eh… poi c’è molto anche nel ricevente che una volta ricevuta la spinta deve decidere se reagire o meno. Grazie mille di portare dei pensieri complessi nel mio Blog. È molto apprezzato! 👍👍👍

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