I puffi che odiano… (prima di leggere pensarci due volte)

Ieri vedevo “black hat”, un film sugli hacker “cattivi”. I white hack sono i “buoni” invece.

Essendo affascinato dal mondo dei computer mi fa sorridere pensare di poter essere un white hat della mente umana essendo questa la mia specialità professionale.

Un po’ come un antivirus mi piacerebbe far comparire un piccolo pop-up per comunicare a chi non lo sapesse.  Chi usa titoli come “io odio una categoria profondamente discriminata da secoli facendo un ambiguo gioco di parole (prima di commentare leggere attentamente)” per attirare l’attenzione sta facendo come un trojan per la vostra mente, un programma che ci fa pensare che sta dicendo qualcosa per dire poi al computer qualcos’altro. A prescindere dal contenuto che leggeremo poi, il fatto che utilizzi quel veicolo per attirare l’attenzione, fa passare comunque un messaggio negativo. La sua intenzione è pessima a prescindere da qualunque concetto che voglia esprimere, perché si affida sui lettori che di fronte a messaggi di odio vengono attivati.

Così facendo, che sia pro o contro certi “odi”, si vanno a creare “bottoni” che qualunque persona bene o malintenzionata può usare per avere improvvisamente l’attenzione di tutti.

Siamo proprio sicuri di voler avere un bottone “Odio” che ci accende o spegne a piacimento di altri?

Se non siamo interessati a questo simpatico “addon” al nostro sistema cognitivo,  prima di spendere la nostra attenzione su questi titoli, pensiamo quale potrebbe essere il vero motivo per cui qualcuno utilizza un trucco del genere. Se lo fa inconsapevole, la sua ignoranza non apporterà molto al nostro pensiero, se lo fa apposta invece, la sua volontà è fregarci. Perché anche se gioca con le parole, utilizza un messaggio che rafforza un sentimento già ampiamente presente in una grandissima parte della popolazione. Razzismo, sessismo, discriminazione in genere dovrebbero essere temi da affrontare con rispetto, quale che sia l’intenzione dietro al pretesto di utilizzare messaggi ambigui per catturare il lettore.

Per cui, aprendo quel link o leggendo quell’articolo, stiamo tirando una moneta che deciderà se leggeremo qualcosa di interessante o se stiamo alimentando con la nostra attenzione uno che frega la gente, dandogli il potere di continuare a farlo.

Adesso, visto che ormai tutti sappiamo che nessuno è irrinunciabile, anche il messaggio positivo che potrebbe apportarci in quel fatidico gioco con il destino 50-50 potremmo trovarlo da un’altra parte. Per cui la verità è che non c’è davvero nessun vantaggio a contribuire ad un mondo che si basa sul fregarsi a vicenda per un po’ di visibilità.

La pigrizia e l’ignavia sono peccati che l’uomo del 2015 può permettersi di evitare e certi click mancati potrebbero mantenere il nostro benessere e la nostra salute mentale più di molte tecniche specifiche. A volte il potere sta nella scelta di non fare una cosa, anche se tutto ci spinge a farla. Così si nutre la forza di volontà e si toglie assenso a chi utilizza “cappelli neri” per assicurarsi un mezzo di sostentamento materiale o psicologico (perché alcuni lo fanno solo per piacere di apparire).

Dr Luca Povoleri
Psicologo clinico, Coach e HR Consulting
www.lucapovoleri.com
luca.povoleri@gmail.com
FB: Dr Luca Povoleri
+39 338 45 16 454
Lavorando a Milano, Madrid, Ibiza, Londra

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